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  • Fabiana Peruzzi

Onore al Milite Ignoto

Aggiornato il: mag 28

«La guerra contro l’Austria-Ungheria che l’Esercito Italiano, inferiore per numero e per mezzi, iniziò il 24 maggio 1915 e con fede incrollabile e tenace valore condusse ininterrotta ed asprissima per 41 mesi, è vinta. […]»

Così il generale Armando Diaz, comandante delle forze armate, comunicò agli italiani la fine della Prima Guerra Mondiale. Era il 4 novembre 1918. Da allora, ogni anno, il 4 novembre si celebra la festa dell’unità nazionale e delle forze armate. Con una cerimonia solenne il Presidente della Repubblica e i maggiori rappresentati dello Stato rendono omaggio alle vittime del primo conflitto mondiale e ai caduti di tutte le guerre posando una corona di alloro sotto l’epigrafe che commemora il milite ignoto.

Ma quale è la storia del "Milite Ignoto"?

Dopo la fine del primo conflitto mondiale si diffuse, in Europa, l’idea di una tomba simbolica per tutti i morti di guerra non riconosciuti. In Italia il primo a proporre l’introduzione della figura del Milite Ignoto fu il colonnello Giulio Douhet, l’onorevole Cesare Maria De Vecchi portò la proposta in Parlamento che divenne legge il 4 agosto 1921.


L’allora Ministro della Guerra Luigi Gasparotto, nominò così una commissione di sei militari - un generale, un colonnello, un tenente mutilato, un sergente, un caporal maggiore e un soldato semplice (in modo che tutte le gerarchie dell’esercito fossero rappresentate) - alla quale fu chiesto di recarsi nei luoghi delle maggiori battaglie (Roveto, le Dolomiti, il monte Grappa, il Basso Piave, Gorizia, etc.) per scegliere undici corpi che non mostrassero alcun segno di riconoscimento, se non di essere appartenuti a soldati italiani.

Maria Bergamas, madre di un irredente disperso, venne scelta per designare la salma del Milite Ignoto

Mentre una commissione lavorava alla ricerca dei corpi, un’altra era impegnata nella scelta della madre che avrebbe designato la salma da tumulare al Vittoriano, vennero prese in considerazione: una mamma livornese che si recò a piedi da Livorno a Udine per cercare il figlio disperso, una mamma di Lavarone (TN) che, dopo aver saputo dove era stato tumulato il figlio, scavò la terra a mani nude finché non trovò le sue ossa e una madre che ebbe il coraggio di assistere a centocinquanta esumazioni pur di trovare i resti del figlio morto. Alla fine la scelta ricadde su Maria Bergamas di Gradisca d’Isonzo (GO), madre di un irredento disperso: il figlio Antonio, infatti, disertò l’esercito austro-ungarico per arruolarsi nel Regio Esercito italiano. Morì il 16 giugno 1916 e a seguito di un forte bombardamento, le sue spoglie divennero irriconoscibili.


La scelta

Le undici bare disposte all'interno della basilica di Aquileia (1921)

Il 27 ottobre 1921 le undici salme, deposte all’interno di bare di legno lavorate ad ascia e rivestite di zinco, raggiunsero la basilica di Aquileia, dove furono celebrati i funerali di stato e la cerimonia della scelta.


I feretri furono disposti ai lati dell’altare, rispettivamente cinque a sinistra e sei a destra. Dopo che il Vescovo asperse le bare con l’acqua del fiume Timavo, Maria Bergamas con movimenti lenti e l’aria smarrita passò davanti alle bare, tenendo una mano al cuore e una stretta sul viso. Arrivata alla penultima bara, provata dal dolore e dalla disperazione, lanciò un urlo straziante e si accasciò su quella cassa - come se essa contenesse veramente le spoglie del figlio Antonio.


Il viaggio verso Roma e la tumulazione al Vittoriano

L'arrivo della salma del milite ignoto alla stazione ferroviaria di Arezzo (1921)

Il 29 ottobre 1921 la cassa scelta fu caricata su una carrozza ferroviaria e dopo aver attraversato 5 regioni e 120 stazioni, tra cui Arezzo, arrivò a Roma il 2 Novembre. Fu un viaggio emozionate: la locomotiva a vapore procedette lentamente e centinaia di migliaia di persone resero omaggio questo corpo senza nome, simbolo del sacrificio fatto per amor della Patria. La salma fu temporaneamente ospitata nella basilica di Santa Maria degli Angeli e, il 4 Novembre, con una cerimonia ufficiale alla presenza del re Vittorio Emanuele III, venne tumulata nel Vittoriano che da allora viene conosciuto anche come “Altare della Patria”.


In un primo momento, il feretro venne posto all’esterno, sotto la statua della Dea Roma. Successivamente fu trasferito nella cripta interna dell’Altare, dove si trova tuttora. Le pareti della cripta sono state realizzate utilizzando pietre provenienti dalle aree di conflitto della Prima guerra mondiale, come il monte Grappa.

La tomba del Milite Ignoto è costantemente vigilata da rappresentati delle forze armate, a turno: Esercito, Marina, Aereonautica e Carabinieri.


Per approfondimenti: La cerimonia della scelta e il seguito furono ripresi dagli operatori della Federazione Cinematografica Italiana e dell’Unione Fototecnici Cinematografici che realizzarono il documentario Gloria: apoteosi del soldato ignoto. Il film venne poi proiettato in tutte le principali città italiane e i proventi furono destinati al Comitato Nazionale degli Orfani di Guerra. Altre foto e notizie reperibili sul sito dell'Esercito.


Foto tratte da Wikipedia


Articolo scritto per Teletruria e pubblicato in data 4.11.2018

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