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Abbazia di San Galgano (SI)

Aggiornato il: mag 11

Partenza: Arezzo

Distanza: 1h 40'

Voto: 4/5

« "Tu crederai a tutto ciò che la Chiesa insegna ed osserverai i suoi comandamenti. Tu proteggerai la Chiesa. Tu difenderai tutti i deboli. Tu amerai il paese dove sei nato. Tu non ti ritirerai mai davanti al nemico. Tu farai la guerra ad oltranza contro gli Infedeli.

Tu adempierai i tuoi doveri feudali, se non sono contrari alla legge di Dio. Tu non mentirai mai, e sarai fedele alla parola data. Tu sarai liberale e generoso con tutti. Tu sarai il campione del diritto e del bene, contro l'ingiustizia e il male."

Questo era, più o meno, il decalogo di ogni Cavaliere medievale, ma perché far giurare certe cose ad un giovane durante l'investitura? La risposta è: "Perché ce n’era parecchio bisogno". Nel famoso “guazzabuglio medievale” di merliniana memoria, infatti, vigeva più che mai la legge del più forte e i numerosi giovani rampolli delle famiglie nobili che non erano destinati a ereditare il feudo o ad “orare” sotto le sacre ombre di un chiostro, scorrazzavano senza disciplina nelle terre di per sé già martoriate da scorribande, carestie e pestilenze.

Così un vescovo, un certo Guarino di Beauvais, decise di buttar giù un giuramento che disciplinasse questi debosciati - dal quale si sono ispirati un po’ tutti i giuramenti a venire.

Diciamo che arginò il problema, non lo eliminò: se sei il figlio di un signorotto e sei nato e cresciuto sentendoti migliore degli altri, segui una sola legge, quella del tuo piacere.

A Chiusdino, nella seconda metà del 1100, avreste potuto essere vittima di uno degli esemplari sopradescritti: Galgano. No, non quel Galgano dei Cavalieri della Tavola Rotonda, anche se la sua storia ha molti legami con il ciclo bretone, ma quel baldo giovanotto di Chiusdino, croce (tanta) e delizia (pochissima) della madre Deonigia, che gozzovigliava, stuprava e bestemmiava insieme ai suoi amici - come se questo fosse un modo per sfoggiare virilità e dominio.

Poi, una bella notte, Galgano fece un sogno-visione sconvolgente in cui l’Arcangelo Michele, senza andare tanto per il sottile, gli mostrò la retta via. Il giovane non perse tempo e si ritirò subito in eremitaggio sotto le fresche fronde di Montesiepi, ma in mancanza di una croce su cui pregare sguainò la sua spada e la infilò in una roccia

Quello strumento di guerra divenne così uno strumento di pace, e lo possiamo ancora ammirare, sotto una pesante teca di vetro, nell’eremo di Montesiepi che dall'alto della collina guarda la dolce pianura dove svettano le bellissime rovine dell’Abbazia di San Galgano, un capolavoro di architettura gotica che emana fascino in qualsiasi stagione e con qualsiasi tempo.


Avete presente “Abbazia nel querceto” di C.D. Friedrich? Ecco, San Galgano è incomparabilmente meglio perché ci si può anche entrare dentro. »

ABBAZIA DI SAN GALGANO


I lavori per la costruzione dell'Abbazia di San Galgano risalgono al 1218. La chiesa, che risultava pressochè compiuta già nel 1262, venne ufficialmente consacrata nel 1288 dal Vescovo di Volterra Alberto Solari. La costruzione del restante complesso monastico, invece, si protrasse fino al secolo seguente.

L’Abbazia è lunga 71 metri e larga 21. Il progetto venne affidato a Donnus Johannes, un religioso che supervisionò i lavori per circa 11 anni.

Il periodo a cavallo tra il Duecento e il Trecento fu il periodo di maggiore splendore per l'Abbazia: essa godette del sostegno e della protezione di vari imperatori (Enrico VI, Ottone IV e Federico II) che gli concessero notevoli privilegi, tra cui il diritto di monetazione, venne favorita dalle donazioni dei più imporanti nobili del tempo e per le sue ricchezze fu al centro delle contese tra la Repubblica di Siena e il Papato. Nel 1348 iniziò la sua lenta decadenza: in quell'anno la peste nera, diffusasi in tutta Europa, colpì duramente la comunità cistercense che, ridotta all'osso, si trasferì a Siena nel palazzo ancora oggi chiamato "di San Galgano".

Il Palazzo di San Galgano, situato in via Roma 57, è oggi la sede del Dipartimento di Scienze Storiche e dei Beni Culturali dell'Università di Siena. Immagine presa da Wikipedia

Nel Cinquecento l’Abbazia venne ripetutamente saccheggiata e le sue condizioni peggiorarono, tanto che nel 1576 un vescovo trovò l'Abbazia semidistrutta e abitata da un solo monaco.

Sempre nel XVI secolo, la chiesa venne privata della sua copertura in piombo che fu venduta dal Commendatario del tempo, Girolamo Vitelli, per farne delle munizioni (il Commendatario era un religioso o un laico che si occupava della gestione di un complesso monastico).


Nel 1781 crollarono anche le rimanenti parti del tetto e nel 1786 un fulmine abbatté il campanile. Date le pessime condizioni, nel 1789 la Chiesa venne sconsacrata e trasformata in fattoria.

IL SANTUARIO DI MONTESIEPI

Nella collina che domina la pianura di San Galgano si trova il Santuario di Montesiepi, meglio conservato dell'Abbazia nonostante sia stato costruito prima di essa. La cappella a pianta circolare, infatti, venne edificata tra il 1182 ed il 1185 nel luogo in cui sorgeva la capanna dove San Galgano visse il suo ultimo anno di vita.

Il Santuario di Montesiepi risulta essere la prima tomba di San Galgano la cui attuale sepoltura non è nota

Nel 1340 all'edificio originario venne aggiunto un corpo rettangolare sul lato nord che venne affrescato da Ambrogio Lorenzetti e bottega con un ciclo dedicato alle storie della Vergine.

Elemento caratteristico della struttura è la cupola bicroma, realizzata a fasce alterne di mattoni e marmo. Al di sotto di essa, infissa in un masso e protetta da una copertura di spessa plastica trasparente, vi è la spada nella roccia.

La spada nella roccia, all'interno del santuario di Montesiepi. Immagine presa dal sito de "La stampa"

Vari studi concordano sul fatto che sia originaria del XII secolo e uno studio dell'Università di Padova ha accertato che la roccia non è cava, ciò vuol dire che l'ingresso della spada non è stato facilitato da nessuna fessura benché la lama sembra aver trafitto la pietra come burro caldo.


Fino al 1924 la spada poeva essere tranquillamente estratta ma per preservarne la conservazione ed evitare eventuali furti l'allora parroco decise di versare del piombo fuso nella fessura per bloccarne l'uscita. Nonostate questo alcuni vandali tentarono lo stesso di estrarla: per ben due volte la spada fu spezzata (anni '60 e 1991) e così fu applicata una cupola protettiva in plastica.


Info e Consigli

Se potete, vi consigliamo di andare in un giorno infrasettimanale (noi siamo andate di Giovedì). Ci sono dei parcheggi a pagamento asfaltati per camper, auto e pullman. Vi è anche un Agriturismo dove potrete trovare ristoro in caso di bisogno (effettua anche servizio bar/ristorante).


Montesiepi è raggiungibile a piedi attraverso una stradina sterrata in salita che parte da dietro l'Abbazia (non è niente di difficoltoso, possono farla tranquillamente anche i bambini), per chi ha problemi di deambulazione, l'eremo è raggiungibile tranquillamente in macchina attraverso una strada asfaltata.

L'ingresso all'Abbazia è a pagamento (€ 3,00 intero; €2,50 ridotto), quello a Montesiepi è gratuito. Per maggiori info sui costi e orari di apertura visitare il sito del Comune di Chiusdino.


Nei dintorni

-Castello di Tocchi

Prima di arrivare a San Galgano, incuriosite dal cartello "Castello di Tocchi" ci siamo addentrate in una strada sterrata molto stretta che alla fine NON porta ad un castello ma a un piccolo borgo (grazioso, per carità, ma la fatica non ne vale la pena).

- Il Mulino delle Pile

Girovagando su internet troverete che vicino a San Galgano c'è il "Mulino delle Pile", il mulino che ha ispirato la Mulino Bianco. In realtà è un agriturismo quindi non è liberamente accessibile, poi tutta questa somiglianza con il Mulino Bianco noi non l'abbiamo vista!

Se vi avanza un'oretta vi consigliamo di andare a Chiusdino, sicuramente merita di più!


CHI ERA GALGANO?


Galgano Guidotti era un cavaliere, nato a Chiusino (SI) intorno al 1150, che grazie alle ricchezze di famiglia condusse una vita dissoluta e viziosa fino a trentanni. Nel 1180 qualcosa scosse la sua vita: l'Arcangelo Michele (patrono di Chiusdino) gli apparve in sogno e lo portò al cospetto della Madonna e degli Apostoli riuniti in un tempio circolare.

Turbato dal tale visione, Galgano iniziò un suo cammino di conversione e redenzione che trovò la ferma opposizione della madre. Essa infatti tentò invano di farlo fidanzare con una fanciulla di Civitella Marittima, tale Polissena.


Proprio mentre si recava da lei, giunto nei pressi di una grande pianura, il cavallo si fermò. Così Galgano tornò sui suoi passi, trovò ristoro presso una vicina pieve e il giorno dopo, il 25 Dicembre 1180, riprese il cammino. Giunto nello stesso luogo del giorno precedente, il cavallo si arrestò di nuovo.


Galgano capì che era un segno divino e riconobbe il luogo che l'Arcangelo Michele gli aveva mostrato in sogno.


Giunto sulla cima della collina di Montesiepi costruì una capanna dove visse, in eremitaggio, il suo ultimo anno di vita. Simbolicamente conficcò la sua spada nella roccia, facendo dell'elsa la sua croce.

Rapidamente la storia del miracolo della Spada nella Roccia si diffuse nei dintorni di Siena e orde di pellegrini si riversarono da Galgano per chiedere una grazia (si riteneva infatti che fosse un ottimo intercessore - nel suo processo di canonizzazione si contano ben 19 miracoli).

Egli morì nel 1181 (anno della nascita di San Francesco) e il suo culto si diffuse in special modo tra i cavalieri. Grazie a San Galgano, l'Arcangelo Michele divenne il protettore della cavalleria.


SAN GALGANO E RE ARTU

Molte sono le analogie tra la storia di Galgano e quella di Re Artù: oltre alla Spada nella Roccia, Sir Gawain (Galvano o Galgano) è indicato come il nipote di Artù nonché uno dei migliori Cavalieri della Tavola Rotonda. Non sappiamo se il gesto compiuto da Galgano fosse un'emulazione di quello arturiano o se piuttostoil mito della 'spada nella roccia' sia nato proprio in Toscana e da qui esportato in Francia e poi innestato nel famoso ciclo arturiano (i cistercensi furono i maggiori propagatori della leggenda arturiana). Resta il fatto che la magia e il fascino di questi luoghi sia evidente per chiunque li visiti.


Tutte le foto, se non altrimenti specificato, sono state fatte da Fabiana e sono liberamente condivisibili. Per altre immagini visita la nostra Galleria Fotografica

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