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A day in Siena: dai "Bottini" alla "Torre del Mangia"

Partenza: Arezzo

Distanza: 1h

Voto: 5/5


«L'ho visitata da cima a fondo».

Più che un modo di dire, in questo caso è un modo di fare.

Quanto sarebbe bello partire dalle fondamenta di una città e poi salire in cima alla sua costruzione più alta ed ammirarla dal cielo? A Siena è possibile. Dovete ringraziare l'ingegno umano che ha creato un fitto intrico di "bottini" (antichi cunicoli sotterranei per l'approvvigionamento idrico scavati nel tufo) e la torre del Mangia.

Non è da tutti addentrarsi nelle strette viscere di una città, camminare con l'unica luce di una torcia, mentre un rivolo di acqua limpida scorre sotto di voi. Se siete claustrofobici, non è da voi. Se non lo siete regalatevi questa avventura: nel peggiore dei casi scoprirete che i posti chiusi vi danno il panico, nel migliore dei casi tornerete in superficie come Indiana Jones fuori da Petra. Non vi anticipiamo altro, perché una visita del genere va assaporata in prima persona (non a caso, è proibito fare foto all'interno dei bottini).


Risaliti in superficie, magari vi vien voglia di fare come Dante e Virgilio che una volta usciti dall’Inferno hanno iniziato la salita per il Purgatorio: non so loro quanti scalini abbiano fatto, ma quelli per arrivare in cima alla Torre del Mangia sono 400 (o 505… bah, io non li ho contati: dovevo fare economia di fiato). Però la fatica val bene il panorama: vi sentirete re e regine, o angeli nel Paradiso, fate voi. E dato che “Siena” fa rima con “Palio”, regalatevi pure una visita nella sede storica di una contrada delle 17 esistenti: entrerete in un mondo parallelo, fatto di casacche di velluto e mezzosangue, barberi e maledizioni, bandieraie e mangini, maledizioni ricorrenti e benedizioni di cavalli… insomma, in un medioevo contemporaneo.

A Day in Siena: Il Bottino di Fontegaia, la Contrada della Lupa e la Torre del Mangia

Tutti conosciamo la bellissima Piazza del Campo e il Duomo ma non tutti conoscono l'intrigante "Siena sotterranea": 25 km di cunicoli lunghi e stretti chiamati 'bottini'.


I bottini sono un gioiello di ingegneria idraulica, caratterizzati dalla volta “a botte” (da cui il nome) e da un piccolo canale di scolo (gorello) fatto di docci in terracotta, sono essenziali per il sostentamento di città che, come Siena, sorgono in collina e lontano da corsi d'acqua.


A Siena esistono tre bottini: il più antico, quello di Fontenuova, non è visitabile; quello di Fontebranda, nominato negli archivi comunali sin dal 1081, è visitabile previa prenotazione da inizio primavera a fine autunno, così come quello di Fontegaia. Noi abbiamo visitato quest'ultimo che è anche il più "recente".


La sua realizzazione, infatti, risale al XIV sec., periodo in cui Siena era in forte espansione. Grazie alla via Francigena, che qui vi faceva tappa, divenne un crocevia di genti e di merci, le botteghe artigiane senesi erano conosciute in tutta Europa per la qualità dei loro prodotti (soprattutto pelli e lane) e la popolazione arrivò a superare numericamente quella di Parigi. La richiesta di acqua, utilizzata sia in ambito domestico che commerciale, aumentò talmente tanto che i governanti si trovarono costretti a costruire una nuova fonte.


L'idea era quella di far arrivare l'acqua in Piazza del Campo ma non potendo usare il bottino maestro di Fontebranda - la fonte si trova a circa 40 metri sotto Piazza del Campo e a quel tempo non esistevano pompe sufficientemente potenti per colmare il dislivello - si decise di costruire un nuovo bottino: nel 1340, dopo aver individuato una sorgente adatta, presero avvio i lavori per la realizzazione del bottino maestro di Fontegaia.


Due le maggiori difficoltà: la prima era costruire un canale di scolo con una pendenza tale che permettesse all'acqua di “scorrere ma non correre” ( l'inclinazione ideale per evitare che essa si intorbidisca è del 2-4 per mille, cioè un dislivello di 3 metri per kilometro); la seconda era fare in modo che le due squadre di scavo, una partita da nord e l'altra da sud, si incontrassero a metà strada. Nonostante i pochi e rudimentali strumenti dell’epoca (una corda e un archipendolo), non solo riuscirono a dare al canale di scolo la pendenza ideale ma riuscirono anche a fare incontrare le due squadre di lavoro con un margine di errore davvero irrisorio (tutt'ora è visibile il punto di incontro).


Nel 1343, dopo soli tre anni dall'avvio dei lavori, l’acqua arrivò a zampillare nella scenografica Piazza del Campo. Ancora oggi la bellissima Fonte Gaia è alimentata da questo bottino la cui acqua in eccesso alimenta le fonti di Pantaneto, S. Maurizio, Casato e Pispini.


Contrada della Lupa

Dopo la visita al bottino abbiamo visitato, previa prenotazione, la Sede storica della contrada della Lupa reduce, quest'anno (2016), di un'impresa più unica che rara: la vittoria del Palio di Luglio e di Agosto. La visita prevedeva anche la visita del Museo (dove sono esposti tutti i pali vinti) e dell'oratorio di San Rocco (ricco di tele e affreschi seicenteschi).

"Et urbis et Senarum Signum et Decus" (Di Roma lo stemma, di Siena l'onore) questo il motto della Contrada della Lupa

Il nome della contrada e l'emblema testimoniano lo stretto rapporto che lega Siena a Roma. Difatti la leggenda narra che Siena sia stata fondata da Senio e Ascanio, i figli di Remo, che si diressero verso Nord per sfuggire alla furia omicida dello zio Romolo (il fondatore di Roma). I gemelli sono frutto di un'aggiunta rinascimentale.


Nel territorio di questa contrada abitarono il famoso pittore Antonio Bazzi detto il "Sodoma" e Sapia Salvani ricordata, all'ingresso di Vallerozzi, da una lapide recante i versi danteschi ("Savia non fui, avvegna che Sapia / fossi chiamata, e fui delli altrui danni / più lieta assai che di ventura mia" Purg. Canto XIII vv 109-111).

Proprio dietro la sede storica si trova la bellissima Fonte Nuova che si caratterizza per la sua essenziale funzionalità: la vasca principale, più alta, era destinata all'alimentazione umana; la seconda vasca, un po’ più bassa, era per l’abbeveramento degli animali; l’acqua della terza vasca era utilizzata per l’igiene personale e per lavare i panni infine l’acqua di scarto era destinata alle attività artigianali o all’irrigazione.


Torre del Mangia

La Torre del Mangia vista dal cortile del Palazzo Pubblico

Alta 87 metri (102 contando il parafulmine) è la terza torre antica più alta d'Italia. La torre civica del Palazzo Pubblico (il Palazzo Comunale della città), simbolo di potere e di eleganza, fu costruita a partire dal 1325 dai fratelli Francesco e Muccio di Rinaldo e terminata intorno al 1348.


Essa prende il nome dal suo primo campanaro Giovanni di Balduccio che, noto in città per i suoi sperperi di denaro (soprattutto per la buona cucina), venne soprannominato Mangiaguadagni, poi abbreviato in 'Mangia'. Nel 1360 il campanaro venne sostituito da un orologio meccanico ma l'appellativo di Giovanni di Balduccio rimase legato alla Torre.


Informazioni utili:

Per prenotare la visita ad uno dei due bottini dovete andare sul sito del Comune di Siena (http://www.comune.siena.it/La-Citta/Cultura/Strutture-Museali/Bottini) e seguire le istruzioni. I preparatissimi volontari dell’Associazione Diana vi guideranno alla scoperta dei bottini (sempre loro si occupano anche della manutenzione).


Noi avevamo il ritrovo alle ore 9 in Piazza del Campo. La "porta d'ingresso" del bottino di Fontegaia si trova proprio davanti ad uno dei locali affacciati sulla Piazza: è una piccola botola color ruggine, nascosta tra i tavolini di un bar. Appena scesi i gradini ci siamo ritrovate in uno spazio piccolo ma accogliente dove l’unico rumore era lo scroscìo dell’acqua in sottofondo. Indossati i caschetti gialli come da prassi e imbracciate le torce ci siamo addentrate in una lunga galleria.


Il percorso guidato del Bottino di Fontegaia dura circa 2h, per un totale di 1,2km: inizia in Piazza del Campo e finisce in Porta Camollia. Il punto più scenografico è senza dubbio all’arrivo nella Cisterna della Biblioteca degli Intronati: se vi capita di visitare il bottino durante gli orari di apertura della stessa, oltre a una serie di modellini in legno delle fonti, vi ritroverete faccia a faccia con gli studenti concentrati sui libri. Difatti c’è solamente un vetro che fa da tramite tra i due locali (la cisterna e la biblioteca) e vi lascio immaginare la faccia di un qualsiasi ragazzo che, nel mezzo dello studio, si vede sbucare, dall’altra parte del vetro, una squadra di turisti muniti di torcia e caschetti gialli!


Per informazioni relative al Museo, alla Sede Storica e all'Oratorio della Contrada della Lupa e per la prenotazione di visite guidate scrivete una mail a: info@contradadelallupa.it



Fonti e ulteriori approfondimenti:

Bottini

Associazione Diana

Comune di Siena


Contrada della Lupa

Il Palio


Torre del Mangia

Comune di Siena

10 cose

Parte del testo relativo ai bottini è stato ripreso da un articolo che avevamo scritto per Teletruria e pubblicato in data 10.02.2017.


Tutte le foto, se non altrimenti specificato, sono state fatte da Fabiana e sono liberamente condivisibili. Per altre foto visita la nostra Galleria Fotografica

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